Nicola Santi

Trenta trentuno, 2011

Romanzo precedente: Nerone

Provate a risvegliarvi nella prima periferia di Bologna, davanti ad uno scooter, senza nessuna memoria del vostro passato, senza sapere chi siate, dove abitiate, che lavoro facciate. Non sarebbe un problema per voi? D’accordo allora, continuate ad ascoltare. Arrivati a casa scoprite la difficoltà di ritrovarvi tra una moglie assente ed una giovane donna sull’uscio, senza riconoscere nessuna delle due. È ancora poco per voi? Bene, allora come vi sentireste se scopriste di essere al centro di un piano criminale orchestrato in qualche punto dimenticato del vostro passato e di ritrovarvi ad un passo dall’essere ammazzati? Come vi sentireste se l’unico modo di salvarvi fosse organizzare un furto di cui non ricordate nulla? Oppure forse un altro modo ci sarebbe, ma sarebbe possibile cambiare il corso della propria vita quando ormai fosse giunto quasi a conclusione? Può una freccia in volo, a pochi metri dal bersaglio, incamminarsi per una direzione inaspettata, imprevista ed impossibile? Toccherà a Renato rispondere a queste domande, toccherà a voi calarvi in una Bologna incendiata dal caldo tra il 30 e il 31 agosto.



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Renato aprì gli occhi e la luce del mondo lo accecò. Il suo occhio destro era colmo di un immenso cielo azzurro, mentre quello sinistro riportava la striscia di un marciapiede di cemento, cosparso di piccola ghiaia. Tra le due visioni scorrevano automobili, per lo più grigie, scaricando fumi pesanti.

Renato provò a sollevarsi da terra, la testa gli doleva molto. Probabilmente era svenuto e doveva anche considerarsi fortunato a non essersi ferito cadendo così, privo di sensi. Si mise seduto, mentre la palla di vetro che conteneva il mondo si raddrizzava assieme a lui. Attorno una strada, un marciapiede, i campi; ed un gigantesco cartello blu, su cui campeggiava la scritta gialla IKEA e l’indicazione di come arrivarci. A pochi passi da lui uno scooter scuro, parcheggiato accanto al marciapiede.

“Calma” pensò Renato “va tutto bene.” In effetti stava abbastanza bene. La giornata era piuttosto calda, probabilmente era estate. A giudicare dagli ampi spazi non edificati che lo circondavano poteva trovarsi nella periferia qualsiasi di una qualsiasi città.

Il problema, in realtà, era proprio questo: poteva trovarsi ovunque. Renato non ricordava alcunché. O meglio, il suo nome lo ricordava, assieme al volto vago di una donna che lo pronunciava.... (continua a leggere)


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