Nicola Santi

Dove la luce, 2014

Romanzo precedente: A pelo d'acqua

Matteo Vanni, un ragazzino di città, si ritrova a passare l’estate in montagna da un suo lontano parente, lo zio Quarto, proprietario di una locanda antica. Sarà l’estate più bella della sua vita, stringerà amicizie che non conoscono stagioni, il sapore dolce e amaro del primo grande amore e la storia della propria famiglia, legata a filo doppio alla leggenda di un forziere pieno d’oro, frutto di un crimine compiuto nel 1850 dal famigerato brigante noto come il Passatore.

Ma è anche la storia di Matteo Vanni l’uomo, amareggiato, irriconoscibile, che vent’anni dopo torna nel luogo che gli è stato più caro al mondo senza uno spicciolo di futuro in tasca, alla ricerca di un senso per la propria vita che, proprio come quel forziere, continua ostinatamente a nascondersi. Si rivela però al Lettore, nell’arco dei 160 anni di narrazione, rivelando, forse, che la solitudine di tutti, quell’incompletezza nota, possa essere solo la nostra miopia di fronte alla vastità del Tempo.




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§1 Autunno, 2014

L’estate migliore della mia vita? Senza esitazione quella del’93 a Monte Castello. Niente di quanto mi è capitato dopo è stato più spudoratamente felice di quei giorni trascorsi al Tesoro del Passatore, 700 metri sopra il livello del mare.

Sì, lo so cosa state pensando e sì, devo ammettere che avete ragione: c’era una ragazza di mezzo. Dannatamente carina, con due occhi verdi di bottiglia che non so nemmeno dire quanto mi manchino adesso. Però tutta quella felicità non dipendeva solo da lei, ma da un complesso di cose, per dirla alla Conte: la ricerca assurda di quel tesoro, i racconti di guerra del mio prozio Quarto, gli ospiti inglesi e Rino Bassi! Che paura a pensarci anche adesso. C’erano tuttavia pure la malizia di Ignes e la Montagna, con la emme maiuscola, i boschi, gli animali e i due laghi. Uno vero e grande giù in paese e l’altro poco più di uno stagno.

Entrambi verdi come gli occhi di Miranda.

Per non parlare poi del cielo, uno spettacolo immenso che non mi abbandonava neanche di notte. Quando mi coricavo, chiudendo gli occhi rivedevo quella cupola amichevole, priva di nuvole, proiettarsi sulle mie palpebre calate.... (continua a leggere)


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