Nicola Santi

A pelo d'acqua, 2013

Romanzo precedente: Trenta trentuno

Un piccolo paese affacciato su un lago, dove sembra che tutti conoscano tutti, dove sembra che tutti conoscano tutto… ma sarà davvero così? Un piccolo paese in cui si affacciano le vicende di personaggi le cui storie si intrecciano tra di loro con la maestria e l’ironia degli autori delle nostre terre. Personaggi semplici e umani, eroi di tutti i giorni, con i vizi e le virtù di tutti noi, perfetti sia per un film in bianco e nero di Alberto Sordi sia per un film esuberante con Fabio De Luigi. C’è una giovane coppia di promessi che si deve sposare, c’è un padre di famiglia attratto da qualche gonnella di paese, una carabiniera fedele, a malincuore, alla propria divisa. C’è un traffico di auto rubate, un negozio di pegni, un assessore coinvolto in troppe vicende. Due bambine che ballano e una nuova attività in città ignorata da molti. C’è una cara amica, forse qualcosa di più, che deve assolutamente parlare con una lei e, per contro, un’altra cara amica, forse qualcosa di più, che deve parlare con lui. Ci sono due buste rosa imbottite e lavoratori in attesa di essere pagati. Un gruppo di ragazze che vuole migliorare le cose, un anello da consegnare assolutamente. C’è chi viene da fuori e due coppie di consuoceri in procinto di conoscersi.

Ci sono molti segreti, e c’è il lago…




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Breva

D’altronde non era mai capitato prima di allora. Neanche ci erano andati vicini. Per cui Ilaria Loddo aveva perso completamente la testa, e pazienza, la si può pure scusare; ancora in boxer e maglietta come si era svegliata, andava nervosa dall’armadio alla scrivania ormai da cinquanta minuti, con il telefonino ora premuto contro l’orecchio, ora stretto fra le falangi sbiancate.

Sua madre Ivonne Donati faceva capolino dalla porta, fasciata in una vestaglia rosso porpora, senza un capello fuori posto anche a quell’ora del mattino. Sul viso le si leggeva la voglia di dire qualcosa alla figlia venticinquenne, poi si tratteneva. Ilaria, dal canto suo, faceva finta di non vederla; tanto (ahimè) la madre non sarebbe stata in grado di trattenersi ancora a lungo. Comunque, per il momento era tornata in sala con l’inserto di Repubblica del sabato sottobraccio.

Come si diceva poc’anzi una cosa simile non era mai capitata ed Ilaria era terribilmente preoccupata; razionalmente continuava a darsi buoni consigli come l’Alice di Carroll dicendosi che non poteva essergli successo niente di particolare, che Francesco era un ragazzo con la testa sulle spalle, coscienzioso. Santo Dio! Era pure un ciellino, cosa avrebbe potuto mai combinare?

Ilaria Loddo spostò... (continua a leggere)


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